Futuro incerto e precario per circa settemila persone. Un dramma che stanno vivendo i tirocinanti calabresi. Uomini e donne, padri e madri di famiglia, lavoratori che prestano quotidianamente servizio presso Enti Pubblici e Privati e Ministeri (Giustizia, Miur, Mibact). Il periodo è di quelli particolari. In Calabria, infatti, ci sarebbero state le prossime elezioni regionali l’11 aprile, ma il Covid ha costretto il governo a rinviare il voto e così il Consiglio dei ministri ha approvato con un apposito decreto legge lo spostamento delle elezioni amministrative, regionali e suppletive per Camera e Senato al periodo compreso tra il 15 settembre ed il 15 ottobre.

Saverio Bartoluzzi: “Nessuna tutela per i tirocinanti”

Saverio Bartoluzzi, coordinatore provinciale USB Vibo Valentia

I tirocinanti si sono rivolti all’USB (Unione Sindacale di Base, sindacato indipendente fondato il 23 maggio 2010) dopo un decennio di silenzi con l’obiettivo di puntare su Roma con l’intento di trovare una soluzione al dramma che stanno vivendo. “La vertenza tirocinanti e l’azione politica sindacale dell’USB è frutto di un ragionamento alternativo a percorsi già calpestati da anni sempre nel contesto regionale che non hanno portato a nessuna soluzione e tutela dei tirocinanti visto che ad oggi siamo ancora qui a discuterne”, afferma, Saverio Bartoluzzi che fa parte del Coordinamento USB Tirocinanti e coordinatore provinciale di Vibo Valentia dell’USB, contattato dalla redazione di DB Radio.

Per sottolineare la necessità di intervenire in favore di questa causa, venerdì 9 aprile si terrà una manifestazione a Roma. “Saremo davanti al Ministero del Lavoro. È indifferente il governo che ci troveremo davanti – prosegue Bartoluzzi – che sia tecnico, di centro-destra o di centro-sinistra perché nulla cambierà la nostra determinazione”. Il corteo di protesta era previsto già per il 16 marzo ma per problemi tecnici si decise di rinviare la dimostrazione pubblica. La Calabria era, infatti zona arancione, mentre il Lazio era zona rossa, quindi si scelse di evitare eventuali problematiche ai tirocinanti calabresi che sarebbero stati messi in quarantena al ritorno nella propria regione proprio per questo cambio di “colore.

Nel 2016 accordo tra la Regione Calabria e i sindacati

I tirocinanti calabresi della Pubblica Amministrazione sono da anni in attesa di risposte, precari e senza un contratto di lavoro regolare. Si tratta di ex percettori di mobilità in deroga i quali, a seguito dell’accordo quadro del 2016 della Regione Calabria, durante la presidenza di Mario Oliverio, di concerto con i sindacati confederali, – sono stati indirizzati a questo tipo di attività che, nonostante riguardi mansioni equivalenti a quelle delle ordinarie categorie di dipendenti pubblici, non permette a tali lavoratori di godere della stessa stabilità contrattuale, degli stessi diritti e della stessa retribuzione di tutti dipendenti pubblici.

Questo tipo di tirocini fu istituito nel 2010 e rivolto a percettori – in seguito ex percettori – di mobilità in deroga, requisito per poter accedere ai tirocini stessi. Il trattamento di mobilità in deroga alla normativa vigente è un’indennità che le Regioni e le Province Autonome, nei limiti delle disponibilità ad esse assegnate, possono concedere ai lavoratori disoccupati, in possesso di alcuni requisiti.

Spetta a tutti i lavoratori subordinati, compresi apprendisti e lavoratori con contratti di somministrazione, che abbiano cessato il rapporto di lavoro. Devono, inoltre, aver maturato 12 mesi di anzianità aziendale (alla data di licenziamento) presso il datore di lavoro che ha effettuato il licenziamento, di cui 6 mesi effettivamente lavorati, comprese ferie, festività e infortunio.

Una volta terminata la corresponsione della mobilità in deroga, la Regione Calabria aveva assicurato che i fondi destinati alle politiche passive sarebbero stati investiti nelle politiche attive al fine di poter reinserire i soggetti nel mondo del lavoro. Questi tirocinanti non rientrano nello status di lavoratori perché non hanno alcun diritto contributivo e previdenziale, ma sono a tutti gli effetti indispensabili per i ruoli che ricoprono presso i settori in cui si trovano ad operare, in virtù di quelle competenze acquisite su cui la regione Calabria ha investito oltre 100 milioni di euro.

Negli ultimi mesi la vertenza dei settemila tirocinanti calabresi è stata al vertice di un rimpallo di competenze che l’attuale giunta regionale calabrese ha rimandato continuamente all’ormai ex governo Conte. Tale governo PD-M5S non ha mai trovato delle concrete soluzioni.

Quando Fausto Orsomarso si insediò come Assessore al Lavoro, Sviluppo economico e Turismo della Regione Calabria aveva sollecitato il governo con una lettera senza, però, ricevere risposta. Attualmente la stessa Regione Calabria sta cercando di prendere contatti con Andrea Orlando che dal 13 febbraio 2021 è il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali nel governo Draghi.

È chiaro che per risolvere il problema dei tirocinanti è di fondamentale importante trovare una quantità ingente di risorse economiche. Una soluzione avanzata potrebbe essere quella del Recovery Plan, che porterà molti fondi in Calabria.  Si tratta di un fondo per la ripresa, ritenuto “necessario e urgente” per far fronte alla crisi scatenata dal Coronavirus. Il Recovery Fund, in particolare, consiste in un piano da 750 miliardi di euro saranno reperiti attraverso l’emissione di debito garantito dall’Unione Europea.

In stand by in vista delle elezioni?

La grossa mole di persone che versa in queste condizioni drammatiche rappresenta anche un numero cospicuo di voti in vista delle elezioni regionali che si terranno nel prossimo autunno.  “Continuiamo a sentire da più parti che tirocinanti calabresi restano in questa situazione di stallo da anni, perché fanno comodo alla politica locale. Un bacino di settemila precari tenuti in ostaggio è fonte preziosa a cui attingere in periodo di elezioni”. Questo il pensiero di Giovanna Mercurio, tirocinante contattata da DB Radio.

D’altra parte, la categoria non comprende come sia stato possibile giungere a questo punto. Il tirocinio formativo nasce come politica attiva, ovvero una breve esperienza formativa finalizzata al reinserimento successivo nel circuito lavorativo di persone espulse loro malgrado.

“I tirocinanti li possiamo definire nuovi ‘lavoratori in nero dello Stato legalizzati’, e quello che non si spiega la platea dei settemila interessati, uomini e donne di Calabria pluriformati con i soldi dei calabresi – aggiunge Giovanna Mercurio – è come ci siano stati i presupposti normativi ed economici a consentire e coprire questi anni di sfruttamento”.

Sembra che a mancare sia una vera e propria volontà politica di creare dei presupposti per la regolarizzazione di queste persone, soggetti che non hanno contratto e non sono riconosciuti come lavoratori.. “Stiamo svolgendo la funzione di funzionari amministrativi con un rimborso di 500 euro, senza contributi”, dichiara Serena Varano, altra tirocinante.

Il bacino di persone coinvolte si ritrova senza contratto e senza lo status di lavoratori. Il tirocinio formativo doveva avere la durata di un anno.

Secondo me abbiamo bisogno di una Pubblica Amministrazione giovane, ma soprattutto competente. Noi, dopo tanti anni di formazione, – prosegue Serena – sappiamo fare il nostro mestiere e poiché vi è una concreta esigenza di personale, il cambio generazionale deve avvenire prima possibile e a partire da gente competente, come appunto noi che ci siamo formati”.

Se da una parte vi è la speranza di un intervento da parte dello Stato, d’altro canto i tirocinanti pretendono che la Regione Calabria abbia un piano B per rispondere alle loro esigenze e trovare una soluzione concreta al dramma che stanno vivendo da tanti anni.

Foto copertina: www.calabriadirettanews.com