Ammettiamolo senza giri di parole: quanto innalza l’asticella del nostro ego (tra machismo e vanità) trovare la notifica che segnala un “Mi Piace” sul nostro account Facebook? “Mi Piace” o “Like”, che dir si voglia, gran parte di ciò che pubblichiamo sui Social ha uno scopo principale: attirare l’attenzione generale e captare seguito. Il pettorale in mostra, l’ultimo taglio alla moda, una borsa griffata, un panorama tra mare o montagna, l’immagine di te sommerso di lavoro al pc come ad atteggiarsi a businessman che investe in bitcoin o l’esultanza dopo un gol nella partita di calcetto il venerdì sera: ancor prima di essere “l’esercito del selfie” siamo “l’esercito del like”. Questo è, tuttavia, un aspetto meramente personale.

Certo, si tratta di una opinione scevra da questioni di natura commerciale, perché se dovessimo far riferimento alle pagine (o fanpage) inerenti alla vendita di prodotti o all’erogazione di servizi, il discorso cambia: contano i numeri, quanti like annovera la tua pagina, ma relativamente, perché se ad un milione di “Mi Piace” non vi è il corrispettivo in qualità dei post pubblicati, queste cifre puoi tranquillamente gettarle nella toilette e tirare lo sciacquone. Non si raggiunge il successo bramato. Tanto rumore per niente, specie se consideriamo che oggi i social offrono gli strumenti per intercettare like a pagamento e far crescere a dismisura la propria community. Come pomparsi i bicipiti con steroidi, senza allenarsi in palestra almeno cinque giorni a settimana con dieta correlata.

E poi trovare la notifica di “Mario Rossi ha messo Mi piace alla tua pagina” è anche più accattivante di “Mario Rossi ha iniziato a seguire la tua pagina”. Eppure lo snodo di questi giorni, sui social, orbita attorno al “Mi Piace” e al “Segui”. Dopo una lunga collaborazione Facebook congeda definitivamente il “tasto” che più ha creato competizione e quasi ossessione per una pagina, proponendo altresì una soluzione forse più chiara per tutti. Infatti, dopo una fase di confusione collettiva, si è deciso di fare un taglio netto e non mandare in pappa il cervello di miliardi di utenti, lasciando solo il tasto “Segui.

Nei fatti non cambia nulla, perché le persone continueranno a ricevere gli aggiornamenti delle pagine seguito nel proprio feed di notizie. Ma facciamo un passo indietro. Dopo l’introduzione del “Segui”, quindi la possibilità di seguire gli aggiornamenti di una pagina senza cliccare “Mi Piace”, si innescata un pasticcio, specie nei social media manager, che non riuscivano a determinare con certezza quale dei due dati fosse più importante. Questo cambiamento, dunque, dovrebbe rendere la situazione più chiara per tutti.

Nessun cambiamento epocale, sia chiaro: continueremo a preoccuparci in modo ossessivo-compulsivo dei numeri, delle cifre. Mancherà magari per un po’ il gusto di leggere la parola “Mi Piace”, che evidentemente appaga di più. Ma ci abitueremo, esattamente come a tutto il resto. La febbre dell’ostentazione ha surclassato la vera ragione verso la quale dovremmo preoccuparci: la qualità di ciò che facciamo, tutti i giorni.