Un Natale diverso. Un Natale di sacrificio, di restrizioni. D’altronde non poteva essere altrimenti, ne eravamo consapevoli: un Paese suddiviso per colori relativi al grado di emergenza sanitaria, nel mentre l’arrivo del vaccino accende la luce della speranza, grazie alla quale intravedere l’uscita del tunnel. Ma ci vorrà ancora tempo. E così, anche il mese di dicembre si è visto “scaglionato” tra rosso e arancio, in modo da regolamentare spostamenti al fine di favorire l’attenuarsi del contagio. Per alcuni, però, la notte è più buia. Per chi rischia di non poter beneficiare dei frutti del proprio lavoro, del proprio sudore.

I dipendenti del Sant’Anna Hospital, un’eccellenza calabrese tra le strutture private, fiore all’occhiello per la città di Catanzaro, vivono da settimane sulla graticola. Ad innescare la detonazione, l’inchiesta “Cuore Matto” che, lo scorso ottobre, ha sconquassato l’ambiente per reati ipotizzati relativi all’Unità di Terapia Intensiva Cardiologica attualmente non operativa. A far precipitare la situazione, il beffardo “ben servito” per oltre trecento dipendenti della clinica cardiologica, a poche ore dalla vigilia di Natale: stop all’erogazione di prestazioni a carico della sanità pubblica. Questo ha comunicato l’azienda sanitaria provinciale. Di male in peggio.

Sfondo della manifestazione di protesta, avvenuta questa mattina, piazza Prefettura: bandiere, striscioni, drappi, megafoni e fischietti, a fare rumore, ad accendere l’attenzione della cittadinanza tutta (non solo delle istituzioni), per sensibilizzare la gente comune verso quello che si prospetta come dramma per l’intero territorio, non solo per i lavoratori a rischio che chiedono ascolto dopo mesi di silenzio.

Nel frattempo una delegazione del Consiglio d’Amministrazione del Sant’Anna è stata ricevuta in Prefettura e, nella conferenza stampa tenuta nella Sala delle Culture (nell’adiacente palazzo di vetro), sono state ripercorse le tappe che hanno portato all’attuale situazione. Durante l’incontro, il presidente del CdA nominato dal tribunale, Gianni Parisi, ha ribadito che la gestione aziendale della clinica prescinde dall’indagine, poiché lo stato delle cose è figlio di mancate interlocuzioni istituzionali con gli organi preposti a governare i processi in Sanità: “Il nostro unico committente è l’azienda sanitaria provinciale di Catanzaro”, sostiene Parisi.

Fuori, i cuori uniti di coloro che chiedono aiuto. Proprio loro che del “cuore” sono l’eccellenza. L’eccellenza del capoluogo che rischia di dissolversi e segnare una nuova sconfitta. L’ennesima, per tutti quanti.

 

 

Per la tua privacy Facebook necessita di una tua approvazione prima di essere caricato. Per maggiori informazioni consulta la nostra Privacy Policy.
Ho letto la Privacy Policy ed accetto