La luce fioca del crepuscolo bacia i muri di un palazzo antico e rende un’atmosfera suggestiva, nel cortile della Biblioteca Comunale “Oreste Borrello” di Lamezia Terme, a Palazzo Nicotera. Uno sfondo fiabesco, insomma, ideale per ospitare la narrazione di una fiaba, di una favola. Peccato che, quella raccontata, non sia una favoletta per bambini, nella quale alla fine il bene trionfa sempre, ma racconto della cruda realtà. La realtà che affligge la Calabria, da un secolo o giù di lì. Ed il fatto che il bene possa sconfiggere il male, è più che altro l’auspicio, l’obiettivo comune, perché a giudicare dai fatti, dal presente, siamo ben lontani da un lieto fine.

Lo scrittore Claudio Cordova, fondatore e direttore della testata “Il Dispaccio”, sviscera i tratti del male e del malaffare di questa terra, nel libro-inchiesta  Gotha. Il legame indicibile tra ’ndrangheta, massoneria e servizi deviati” (edito da Paper First) lavoro che gli è valso il Premio Nazionale Paolo Borsellino per l’impegno nel raccontare la ‘Ndrangheta nel 2019. Secondo e ultimo appuntamento della rassegna  “Ciak, ripartiamo da Lamezia”, l’incontro è stato organizzato da Glicine associazione e dal Comune di Lamezia Terme.

Dopo l’introduzione del giornalista (nonché vicepresidente dell’associazione Glicine) Antonio Pagliuso, Cordova ha dialogato con Antonio Chieffallo, altra importante firma del giornalismo calabrese, spaginando a ritroso i momenti storici che hanno visto la Ndrangheta cambiare strategia fino ad arrivare alla vetta del potere malavitoso, tra omicidi e massacri, stringendo patti con politica, massoneria e imprenditoria: “Il mio è un tentativo estremo di scrostare i luoghi comuni creati per assenza di conoscenza del territorio, perché in passato la Calabria è stato laboratorio criminale nel quale sperimentare alleanze tra Ndrangheta e pezzi dello Stato, dalla fine degli anni ‘60 in poi – sostiene -. In questa terra sono emersi soggetti e trame che hanno orientato la storia del nostro Paese”. Da qui l’esigenza di creare un “Caso Calabria” per poter guarire da questo morbo: “Faremo passi in avanti solo quando diverremo un caso nazionale, come la Sicilia post-stragi o la Campania dopo il ‘fenomeno Gomorra’ – annuncia il direttore del Dispaccio -. È un modo di fornire gli strumenti per provare ad emanciparci dalle logiche criminali. La Ndrangheta è ‘il’ problema da cui discende tutto il resto. Non verrà mai sconfitta solo a colpi di manette e sequestri perché, trattandosi di un fenomeno socio-culturale, può essere debellata sul piano culturale e sociale”. Ed è questo l’invito che il lettore (calabrese) dovrebbe cogliere: informarsi, indignarsi, fare una rivoluzione culturale per riappropriarsi della propria libertà.

Ripercorrendo i punti salienti del testo (impreziosito dalla prefazione del procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho), Cordova e Chieffallo passano in rassegna le tappe storiche che hanno visto la Ndrangheta cambiare modo di rapportarsi alla società civile ed espandersi, smentendo chi la riteneva una mafia di “serie B”, rustica e stracciona, dedita al controllo delle campagne e al contrabbando di sigarette.  Dalla creazione della “Santa”, tutto è cambiato: “E’ stato un salto di qualità sul piano economico, tra sequestri di persona e traffico internazionale di droga, e anche sul piano del potere, con l’ingresso nelle istituzioni, per accedere alle quali è stata creata la ‘Santa’ – dice l’autore-. La ‘Santa’ è un’organizzazione elitaria che permette la doppia affiliazione, sia alla Ndrangheta che alla Massoneria Deviata. La Ndrangheta di oggi è il frutto di alleanze con quelle ‘divise’ (forze dell’ordine, magistratura, professionisti) a cavallo del ’60 e del ’70”. Nel tempo la Calabria è stata tradita da quella che sarebbe stata la sua parte migliore, da professionisti, imprenditoria, gente dotata culturalmente ed economicamente che, invece di fare argine, si è venduta al diavolo per carrierismo, appalti, scorciatoie.

Nel libro, realizzato al termine di un lavoro protratto per cinque anni, sono delineati tutti i fatti inquietanti che hanno segnato la storia del nostro Paese, con il ruolo subdolo della Ndrangheta, dai rapporti con i Servizi Segreti, al rapimento Aldo Moro, all’omicidio del magistrato Vittorio Occorsio e altri misteri irrisolti con cui l’Italia dovrebbe fare i conti, in cui le mafie hanno avuto mano occulta.

“Negli anni la Ndrangheta ha avuto l’interesse nel partecipare alla strategia stragista – sottolinea lo scrittore-. È grazie al metodo della sommersione, sia nell’attacco allo Stato che nella non ostentazione del potere e della ricchezza, che si è fatta strada. E non vuole andare allo scontro con lo Stato, ma vuole colludere, viaggiare su binari paralleli”.

Claudio Cordova è riuscito a centrare l’obiettivo a cui ogni giornalista (onesto intellettualmente) dovrebbe puntare: raccontare i fatti con chiarezza e coraggio, “senza credere alle coincidenze”. Anche a costo di farsi largo da solo, nell’omertà e nel silenzio criminale, con la sua penna. E il suo coraggio.

di Cosimo Simonetta