Secondo giorno della XVII edizione del Magna Graecia Film Festival. Questa sera verrà proiettato il film “Dolcissime”, diretto da Francesco Ghiaccio e scritto da Marco D’Amore.

Entrambi hanno incontrato la stampa per rispondere alle domande dei giornalisti presso l’Hotel Perla del Porto nel quartiere marinaro di Catanzaro, evidenziando che lavorano insieme dal 2002 non prendendosi mai una pausa dallo scrivere.

  Francesco Ghiaccio“Dolcissime” è un’idea nata quasi per gioco ed addirittura prima del primo film di Ghiaccio, “Un posto sicuro”. <<Stavamo scrivendo con Marco storie per la radio abbiamo pensato di scrivere qualcosa di strano. È partita una scommessa fra di noi, ma ci fu il problema del processo Eternit ed è venuto spontaneo dedicarci a “Un posto sicuro”. “Dolcissime” racconta di una generazione che ha sogni paure, desideri, speranze profonde. È un film che può dignitosamente mettersi sulla scia di “Un posto sicuro”.

Un film che racconta di problemi quali obesità e body-shaming, ma non solo: il rapporto con i genitori è un tema molto presente. <<Abbiamo fatto molta ricerca con psicologi, specialisti ma questo può arrivare sino a un certo punto. Il vero salto che abbiamo fatto è stato durante provini incontrando centinaia di ragazzi. Oltre al 99% venivano accompagnate dalla mamma e loro rubavano la risposta alle figlie. Quasi tutte si commuovevano quando provavano la parte>>.

Inizialmente il film doveva raccontare di quattro ragazze in sovrappeso, ma <<abbiamo avuto l’intuizione di inserire una ragazzina magra insieme a tre con problema di obesità. Ci siamo detti che sarebbe stato bellissimo>>.

Marco D'AmoreSul tema, lo stesso D’Amore ha fornito una sua spiegazione. <<Dolcissime non è un film solo sulle taglie forti ma sulla diversità. Il bello è che sono diverse le ragazze hanno la stessa paura, affrontare il mondo degli adulti. Se gli esseri umani si confrontassero davvero questo rappresenterebbe il mondo ideale. Si crea una connessione che farà costruire riscatto e maturazione. Non volevamo che il film rimanesse bidimensionale>>.

Nel film Valeria Solarino che interpreta una madre che investe le proprie speranze sulla figlia. <<La mamma è un’ex campionessa di nuoto sincronizzato. Anche la madre deve essere dolcissima, quindi deve capire come nonostante la natura ferrea deve spingere la figlia a realizzarsi. Il suo amore non lo riesce a comunicare in maniera diversa. La figlia aveva bisogno del suo tempo per superare l’imbarazzo, ma purtroppo chi ci ama, alle volte, non ci dà tempo.

Nella preparazione del lavoro non è mancato un supporto concreto alle ragazze.  D’Amore, in questo senso ha affermato: <<Tutto il lavoro che si fa prima si nasconde al pubblico che non deve accorgersi della fatica. In cinque settimane. Francesco ha fatto questo film in piscina con ragazze che non sapevano cosa fosse un set. Il linguaggio del film è una trasposizione della realtà. Francesco ha computo un doppio sforzo. Lui ha una grande sensibilità ad entrare in contatto con gli esseri umani>>.

Ghiaccio ha continuato così: <<Il primo giorno in piscina mi sono messo il costume anche io perché andava affrontato tutto insieme. Non l’abbiamo fatto solo per il film ma per tutti coloro che si sentono sbagliati e magari troveranno coraggio grazie a noi>>.

Sia in “Un porto sicuro” che in “Dolcissime” presente il tema della famiglia. <<Ciò è viziato dal fatto che abbiamo ricevuto un’educazione importante a teatro>>.

Impossibile non menzionare il fenomeno del cyber bullismo. <<Erano noti degli episodi in cui ragazzine hanno tentato suicidi. Anche quello è un cliché e alle volte devi passare attraverso degli stereotipi. Il difficile è come cerchi di spostare il punto di vista rendendolo personale. L’intento era quello di costruire una vicenda che non avesse nulla di sensazionale, ma fosse una favola da raccontare. Lo scopo era mettere vicino protagonisti ed antagonisti>>.

Al termine della conferenza stampa Ghiaccio e D’Amore hanno risposto ad alcune domande di DB Radio.

Il regista ha raccontato nel dettaglio il primissimo barlume che ha portato a “Dolcissime”. << Stavamo scrivendo storie per la radio di sport. Ci è venuta l’idea di raccontare di ragazze sovrappeso che vogliono fare nuoto sincronizzato. Scrivendo e riscrivendo, presentando il nostro film precedente “Un posto sicuro” abbiamo scoperto la potenzialità di questa storia e abbiamo raccontato sogni, paure, desideri, speranze, angosce della generazione di oggi.

Dalla primissima idea al film c’è “una bella nuotata. Sono stato molto fortunato. Con i genitori ho avuto “difficoltà” solo all’inizio. Ho cercato di raccontare una storia semplice. Sono state coinvolte le ragazze anche in fase di scrittura e i genitori sono stati messi al corrente di tutto ciò che facevamo>>.

Un commento anche sull’attrice Valeria Solarino. <<Ha alle spalle una carriera di successo, attenta, compiuta. Viene dal teatro anche lei come me e Marco D’Amore. Mi è piaciuto tantissimo che quando abbiamo provato con lei c’era Giulia Barbuto che interpreta la figlia e la Solarino si è messa in gioco come se fosse un’esordiente anche lei. Un feeling dove l’una ha imparato dall’altra>>.

D’Amore ha interpretato vari personaggi anche in antitesi fra di loro, passando dal ruolo criminale ad uno più dolce. <<Secondo me questo è legato alla complessità dell’animo umano e al desiderio d’indagine che il mio mestiere ha insegnato. Mi sono messo come allievo, attore con dei mostri della letteratura italiana che non possono essere considerati solo come buoni o cattivi, belli o brutti. Ci sono delle tonalità e delle sfumature attorno alla costruzione di certi caratteri e storie. A me risulta naturale poter attraversare storie che parlano di uomini, criminalità all’interno dei quali ci sono paure, sentimenti, fragilità. Dietro Dolcissime c’è uno studio di anni fatto di incontri con psicologi, insegnanti. Questa storia possiamo attraversarla>>.

Esiste una tecnica per andare oltre il personaggio? <<Molto ha a che fare con quanto si investe sul proprio mestiere. Qualcuno ha pensato che fossi Ciro a testimonianza del buon lavoro. Prendere le distanze è fisiologico, naturale. Il nostro è un mestiere di diversità. Gli attori possono essere uno, nessuno e centomila. Non ho mai sentito il carico di questo personaggio>>.  

Barbara ChichiarelliPresente anche la madrina del Magna Graecia Film Festival 2020, Barbara Chichiarelli. Un tema molto interessante sul quale si è soffermata l’attrice è quello dello svuotamento dei cinema. <<Il cinema è un luogo importante, di aggregazione ma ci vuole un lavoro perché negli ultimi anni si assiste ad uno svuotamento delle sale. Dobbiamo ricreare questi luoghi e servono investimenti ingenti>>.

DB Radio le ha chiesto un consiglio per i giovani che vogliono approcciarsi al mondo del cinema. <<Direi loro di non pensare che le cose possano succedere dal nulla. Ho visto tanti ragazzi che pensano che questo lavoro si possa improvvisare. Occorre studiare, lavorare, approfondire tutto ciò che interessa. In questo Paese c’è bisogno di competenze. Non ci sono scorciatoie; ripaga il duro lavoro>>.