Prosegue il ciclo di masterclass nell’ambito della XVII edizione del Magna Graecia Film Festival. Degna cornice dell’evento, il chiostro del complesso monumentale del San Giovanni, nel centro di Catanzaro. Protagonista, per questo terzo appuntamento pomeridiano, Abel Ferrara, non proprio “chicchessia”, ma una delle figure maggiori nel panorama cinematografico internazionale.

Insomma, è pressoché impossibile sintetizzare cinquant’anni di carriera del regista e sceneggiatore newyorkese. Ciononostante, Antonio Capellupo, assistente di direzione della manifestazione diretta da Gianvito Casadonte, nel dialogare con Ferrara ha ripercorso le cronistoria di un artista che ha narrato i peccati e la redenzione, l’oscurità e la religione, la violenza e il tradimento. Elementi connessi sebbene in contrasto tra loro; perché Ferrara nel narrare si sporca le mani, si espone, sputa una realtà cruda, mescolando temi così distanti, ma solo apparentemente.

Affiancato al tavolo dei relatori da Leonardo Daniel Bianchi, direttore di montaggio nel film “Siberia” e di altre pellicole, Abel Ferrara conversa con il pubblico (tra cui spiccano ospiti illustri quali Vinicio Marchioni e Barbara Chichiarelli, Alessandro Haber, Antonio Catania o lo stesso Peter Webber, protagonista della precedente masterclass), svelando curiosità del suo passato, il suo amore per la musica e anche i propositi di un uomo che, seppur prossimo ai settant’anni, avverte la spensieratezza di un ragazzo agli esordi: “Mi sento rinato, faccio cose che facevo a sedici anni – annuncia – e non sono affatto preoccupato del futuro, perché non ci penso”. Difficile riuscire a risalire alla sorgente del suo estro, a come e quando abbia partorito le produzioni più importanti. Ma nel rivolgersi alla gente che lo ascolta alternando silenzio religioso ad ilarità, Abel Ferrara lancia un messaggio rivelatore: “I film non sono altro che l’estensione di ciò che stiamo vivendo nella nostra vita”.

Cosimo Simonetta