L’umiltà dei grandi. Questo è l’insegnamento che Peter Webber lascia in eredità alla gente di Catanzaro.

Giurato della XVII edizione del Magna Graecia Film Festival, il celebre regista inglese ha tenuto la seconda masterclass – dopo l’apertura di Ronn Moss, domenica 2 – nel chiostro del complesso monumentale del San Giovanni.

Sorridente, affabile, cordiale, Webber si è presentato a sorpresa in sala stampa, al mattino, per una breve conferenza con cui ha annunciato quelli che sarebbero stati i binari della conversazione pomeridiana. Scoccate le 18, la masterclass durante la quale ha conversato con Antonio Capellupo, assistente alla direzione della manifestazione diretta da Gianvito Casadonte.

Lavoro sempre in opposizione rispetto al progetto precedente – osserva Peter Webber -. Nel corso degli anni ho cercato continuamente nuovi stimoli, alternando temi che potessero coinvolgere la gente”, ammette il regista britannico, a testimonianza dell’estrema versatilità che ha dimostrato in carriera, accettando sempre nuove sfide, dimostrando estro nel raccontare il mondo attraverso una camera (anche tramite un uso diverso della luce e delle inquadrature), come nel passaggio tra “La ragazza con l’orecchino di perla” e “Hannibal – Le origini del male”: ogni produzione ha richiesto uno studio di elementi differenti, anche dal punto di vista antropologico, con un’analisi dettagliata dei personaggi. Fine ultimo, portare lo spettatore ad essere vicino, ad empatizzare con la trama, con il personaggio stesso.

La stessa sinergia instaurata col pubblico presente al San Giovanni, quasi incredulo davanti ad un mostro sacro del cinema moderno, immerso nell’ascolto delle tappe più importanti (anche dal punto di vista personale) che hanno scritto la storia di un grande come Peter Webber. Un grande, appunto, che non smetterà mai di ringraziare la gente, anche quella passionale del sud Italia. La sua gente.

DB Radio ha posto una domanda al regista in qualità di giurato del Magna Graecia, ovvero quali parametri userà se gusto personale o si baserà su un’analisi tecnica: <<Io quando ero molto giovane e concentrato sugli aspetti tecnici, ai movimenti delle telecamere, alle luci. Ora non prediligo più la forma bensì ciò che tocca il mio cuore e le emozioni, quindi l’aspetto tecnico è passato in secondo piano. In questa fase della mia vita preferisco più un film che mi emoziona con dettagli tecnici pessimi piuttosto di un film tecnicamente perfetto ma che mi lascai freddo, senza nessun riscontro emotivo.>>.

Cosimo Simonetta