Il grande pubblico lo ha conosciuto come “Er Freddo” di Romanzo Criminale, ma Vinicio Marchioni è una persona tutt’altro che “fredda”.

Calabrese di nascita, Marchioni ha presentato alla sesta conferenza stampa del Magna Graecia Film Festival l’adattamento cinematografico di “L’uomo del labirinto”, tratto dal romanzo di Donato Carrisi. Si tratta del secondo film per Carrisi, celebre giallista con milioni di romanzi venduti, riesce a guardare alla tradizione americana, calando lo spettatore nei suoi scenari e giocando con le certezze del lettore e, successivamente, dello spettatore.

Due grandi maestri del cinema mondiale, Dustin Hoffman e Tony Servillo muovono l’asse portante del film.

«Ho un tale rispetto per attori più grandi di me di età, carriera ed esperienza, che io quasi non li
saluto, rischiando di apparire uno stronzo, perché non ho il coraggio di avvicinarmi» nel film Marchioni duetta con Tony Servillo che considera uno dei più grandi autori del teatro e del cinema mondiale. «Per me, fare colazione con Abel Ferrara non è normale! Non è possibile! Io non mi sono mai rapportato a chi è più grande di me».

Marchioni, lodando Carrisi per la sua straordinaria capacità di incasellare più scenari, ha dichiarato «Donato non trovava l’attore che interpretasse Simon Bellish –e a continuato- lui conosce la storia, i personaggi, l’odore che lo spettatore deve sentire nel film».

In conferenza Marchioni ha estrapolato il ricordo della prima volta in studio a Cinecittà «era stato ricreato l’ufficio, questo limbo, sono rimasto colpito! Li mi sono reso conto della magia del cinema, forse per la prima volta dopo 27 film! Niente come il cinema è girare in studio e renderlo realtà!»

Figlio della cultura felliniana, Marchioni non smette di meravigliarsi ed emozionarsi al cinema, considerandolo il più grande mestiere artistico che esista, «tra cinema e teatro, mi sento più a mio agio su un palcoscenico».