Chi avrebbe mai pensato che ci saremmo trovati ad apprezzare la solitudine o al contrario a bramare la socialità? A considerarla un’opportunità o un’ennesima gabbia?

Il Covid-19 con la sua improvvisa apparizione ha scosso notevolmente le nostre abitudini culturali, economiche, sociali e, in generale, personali, e ha calato l’individuo in una dimensione diversa, nuova oppure conosciuta ma ignorata, spingendolo alla riflessione e alla ricerca di un significato profondo anche nella sciagura.

Abbiamo esaminato le due facce di questa surreale vicenda individuale e collettiva, l’aspetto positivo e negativo, grazie al contributo di due psicologhe catanzaresi Silvia Porciatti e Noemi Vetrano, componente anche dell’Associazione Astarte, intervenute mercoledì 1 aprile in occasione della puntata di DB Social dedicata a questo tema.

Sotto il primo profilo, l’isolamento sociale causato dal Coronavirus si configura come un’importante occasione per focalizzare l’attenzione su di noi, sulle nostre emozioni, espresse ed inespresse, sulle nostre passioni e sulla quotidianità, che spesso ci sfugge perché la vita corre sempre troppo veloce.

In questa condizione di solitudine forzata, mai sperimentata o comunque non con tali caratteristiche  – come sottolineato la dottoressa Silvia Porciatti – “possiamo trovare  la nostra dimensione interna, la casa viene vissuta in modo pieno e realmente e scopriamo di essere per noi stessi quella compagnia, che finora cercavamo all’esterno. Iniziamo a progettare il tempo e a sfruttarlo al meglio, sin da piccoli e semplici comportamenti come la cura di se stessi, vedere un film, leggere un buon libro, scrivere o fare un bagno caldo.

Ognuno di noi reagisce in modo diverso: gli adulti riscoprono la casa e la famiglia; gli studenti fuori sede, che hanno scelto di non tornare, affrontando da soli l’esperienza, stanno fortificando il loro carattere; gli adolescenti, un tempo ancorati ad una solo vita virtuale, riassaporano la voglia di uscire, di andare a scuola, di vivere, di instaurare nuove relazioni sociali o rafforzare le precedenti. L’intelligenza è in questo periodo espressione della capacità di adattamento e di convivenza con le nostre emozioni”.

La solitudine diventa, perciò, un angolo privilegiato da cui guardare la nostra vita con tranquillità, da cui soffermarci sui nostri punti di forza e debolezza, un momento di crescita e di potenziamento della nostra capacità di misurarci con situazioni apparentemente paralizzanti e di rispondere in maniera costruttiva, attraverso tutti gli strumenti a disposizione e un maggiore impiego della creatività stimolata da noi e dagli imput esterni.

La solitudine, tuttavia, deve essere presa in considerazione anche sotto la sua componente negativa, che, soprattutto, in questo periodo si può manifestare nella sua massima brutalità.

Assume, infatti, i tratti della violenza domestica, della pressione fisica e psicologica che molte donne subiscono proprio nel posto in cui dovrebbero essere più al sicuro.

Sfuggire dal Covid-19 passa quasi in secondo piano, dunque, rispetto a sottrarsi all’oppressore, che vive nelle stesse mura e che, in un clima di tensione già generale, rivela la sua meschinità e la sua ingiustificata aggressività. L’impossibilità di uscire aumenta il disagio psicologico, annienta ogni forza e ogni capacità di opposizione ed impedisce di esporsi per proteggersi.

La psicologa Noemi Vetrano ha sottolineato come “si è riscontrato un aumento di episodi di violenza, ma allo stesso tempo una diminuzione delle richieste telefoniche di circa il 50% su tutto il territorio nazionale”, aggiungendo che “il cambiamento di metodologie, resosi necessario in questo periodo, e la mancanza del lavoro integrato di équipes di psicologi, medici, avvocati, solitamente preposte a tale scopo, ha rallentato le soluzioni concrete di intervento, per cui le donne sono private dei loro tradizionali incontri ed avvertono di più la solitudine”.

Di sicuro, non ci sono delle casistiche standardizzate e scontate di vittime e carnefici, dal momento che entrambe le figure hanno dei contorni troppo sfumati e labili.

Il dato evidente e comune è però la bassa autostima dell’aggressore che cerca di mantenere il potere manipolando il sottoposto, coartando la sua libertà sotto ogni forma e limitando o annullando la sua possibilità di azione e reazione, e l’estrema vulnerabilità dei soggetti coinvolti dalla relazione violenta e caratterizzati da una visione distorta dei rapporti umani.

“E’ opportuno – come espresso dalla dottoressa Vetrano, anche in qualità di componente dell’Associazione Astarte, sempre in prima linea su questo fronte –  farsi aiutare, compiere questo atto di responsabilità. Chi chiede aiuto, infatti, riconosce il problema e vuole affrontarlo, chi non lo fa e agisce con comportamenti meschini non è più forte, ma ammette la sua estrema sfiducia negli altri e in se stesso, la sua fragilità. Occorre riconoscere i primi segni, le emozioni, la rabbia, l’angoscia, per essere adulti responsabili delle proprie azioni”.

Il messaggio di DB Radio – Your Social Radio e delle psicologhe Porciatti e Vetrano per coloro che subiscono direttamente o assistono a tali episodi di violenza è, dunque, di non avere timore, di non tentennare, di non rimandare la propria integrità psico-fisica, ma di segnalare subito, di informare le autorità competenti, di lasciarsi aiutare, e di contattare i vari servizi territoriali e nazionali, avvalendosi dei numeri preposti all’ascolto e al sostegno psicologico.

È necessario fare riferimento a persone esperte e motivate che continuano ad operare oggi e sempre a tutela e in difesa delle vittime di violenza: oltre ogni vergogna, paura o stigma, denunciare è sempre il primo e necessario passo verso la completa liberazione.

di Iolanda Raffaele

(Puntata di DB Social del 01.04.2020 con le psicologhe Silvia Porciatti e Noemi Vatrano)