Ospite a DB Radio all’interno della puntata speciale di DB Social dedicata all’infanzia, condotta da Matteo Pirritano e Francesco Panza, è intervenuta la dottoressa Roberta Venturella, responsabile del Centro Procreazione Medicalmente Assistita dell’ospedale “Pugliese-Ciaccio”.

Una delle eccellenze calabresi, unico nel suo genere nella regione, che ha iniziato il proprio percorso a novembre 2018 con la sola attività di ambulatorio mentre da luglio 2019 i primi cicli di fecondazione assistita in sala operatoria.

Il primo bambino nato con l’ausilio dei servizi della clinica risale a pochi giorni fa e la dottoressa esprime tutta la sua soddisfazione: “Il bambino nato con la fecondazione assistita in questi giorni mi riempie d’orgoglio. Per noi operatori del centro è stata una corsa ad ostacoli, ogni traguardo è stato raggiunto grazie al grande entusiasmo e alla grande professionalità”.

Il centro gestito dalla dottoressa Venturella viene in soccorso alle coppie costrette a ricercare fuori regione le strutture adatte alle loro esigenze: “Le persone iniziano anche in Calabria ad avere un punto di riferimento per la fecondazione assistita. Siamo stati invasi dalle richieste di visita da parte di coppie, anche da parte di chi aveva già provato in cliniche fuori regione. Abbiamo soddisfatto il fabbisogno di 600 coppie come inquadramento generale e introduzione in lista d’attesa. Con gli strumenti a nostra disposizione – aggiunge la dottoressa – possiamo fare circa 20 cicli di fecondazione assistita e altrettante inseminazioni intrauterine al mese. Stiamo dando, per la prima volta, una risposta in termini di trattamenti sconosciuti per la regione, la nostra crescita contribuirà alla riduzione della migrazione sanitaria”.

Un vanto per l’assistenza sanitaria pubblica calabrese: “La Calabria è piena di realtà positive, è giusto anche che vengano ricordate. Molte volte il buon lavoro di alcuni viene rovinato da qualche servizio in tv che mette in luce solo i lati negativi della nostra terra”.

La tecnologia come elemento essenziale per la struttura: “Ho richiesto all’azienda di acquistare strumentazioni d’eccellenza come incubatori e micromanipolatori di ultima generazione, così come ho chiesto ed ottenuto un sistema di cartelle elettroniche per gestire meglio tutte le coppie che si rivolgono alla nostra struttura. Grazie a dei chip ed a delle tessere personali, la coppia eviterà tutti i rischi di confusione di provette in laboratorio, questa tecnologia rende impossibile questo tipo di errore. Tutti questi sforzi, che non finiranno qui, ci permetteranno di centrare tutti gli obiettivi a breve termine prefissati”.

In questa situazione di emergenza da covid-19 il centro resta chiuso rimandando quello che è possibile rimandare mantenendo però la preservazione della fertilità:

“Ci siamo dovuti adeguare alle direttive ministeriali e del CNT (centro nazionale trapianti) che dopo una prima fase poco chiara ha ora dettato delle linee guida ben precise. Abbiamo concluso i cicli che erano in corso a marzo e sospeso quelli da iniziare perché non rappresentando delle procedure d’urgenza si è dovuto interrompere per evitare di occupare dei posti letto, che ora più che mai diventano importanti. Il nostro spazio è stato convertito in una zona preposta ai parti delle eventuali pazienti positive al COVID-19. L’unica cosa che non si è fermata è la preservazione della fertilità. In questi giorni – prosegue la Venturella – è stato fatto un prelievo ovocitario ad una ragazza che affronterà una battaglia contro la neoplasia e che prima di iniziare il trattamento chemioterapico ha congelato i suoi ovociti per mettere al sicuro la sua fertilità. Queste sono procedure, chiaramente, che rientrano nel concetto di urgenza”.

Diventa rischioso partorire in questo momento negli ospedali?

“L’ospedale rimane il posto più sicuro dove partorire sia per la sicurezza della mamma che del nascituro. Il nostro come tutti gli altri si sono attrezzati per ridurre il più possibile la possibilità di venire a contatto con persone affette da Coronavirus. Ci sono dei percorsi dedicati all’accesso della sala parto limitando in maniera rigorosa anche l’accesso al reparto per ridurre il rischio di avere portatori asintomatici”.

Sul perché della mancanza di materiale sanitario per i medici, specie quelli in prima linea:

“C’è da dire che nessun sistema sanitario era assolutamente pronto a gestire un’emergenza come questa e ciò ha portato ad una difficile organizzazione della prima linea. Dall’altro lato è sacrosanta una verità, la sanità negli anni è stata molto indebolita. Tra tante realtà nelle quali investire il sistema sanitario non è stato quello prediletto dalla politica”.

Infine la dottoressa Venturella, in quanto professoressa associata dell’università “Magna Graecia”, racconta la sua esperienza con la didattica a distanza:

“L’università si è attrezzata in maniera rapidissima per fornire una didattica a distanza di qualità a tutti gli studenti dell’ateneo. Ovviamente questo tipo di didattica ha il vantaggio di permettere ai ragazzi di non perdere il tempo da dedicare allo studio però è ovvio che ci sono dei lati negativi. L’interruzione del rapporto diretto è uno di questi, cosa che non permette come prima la condivisione tra studenti e docenti. Studenti in formazione diretta come gli specializzandi ne stanno soffrendo maggiormente poiché impossibilitati a imparare sul campo, si spera che una volta tornati alla normalità si possa dare più spazio a questi studenti che saranno i medici del futuro”.

(L’intervento della dott.ssa Venturella, responsabile del Centro Procreazione Medicalmente Assistita dell’ospedale “Pugliese-Ciaccio”)