Perché di storia si parla. Forse di storia antica o forse di storia dell’uomo. O anche di uomini che hanno fatto la storia. Quel che realmente salterebbe all’occhio di ogni appassionato o più semplicemente di un comune seguace dello sport è l’incisività che le Olimpiadi hanno avuto sugli eventi storici.

Sta di fatto che si tratta di un qualcosa di magico, forse di innaturale, molto probabilmente di unico; e la spettacolarità di tale evento va a coincidere, spesso involontariamente con il luogo in cui tutto ebbe inizio. Non può sembrare un caso e certamente non può esserlo, il fatto che anticamente le Olimpiadi avessero qualcosa di mistico e risalente agli dei stessi, svolgendo una notevole importanza religiosa.

Si ricordi che l’evento si svolgeva in onore di Zeus, quasi come quel che accade quotidianamente, in cui ogni sportivo cerca di onorare il proprio dio, più comunemente conosciuto come idolo. Si parla pur sempre di numeri, di gare e di competitività, tant’è che per tutta la durata dei Giochi venivano sospese le guerre in tutta la Grecia, terra natia dell’avvenimento. Parallelamente a quel che avviene abitualmente, in cui sono le gare disputate ad essere intese e percepite come delle vere e proprie guerre in cui si lotta per far sì che ogni sportivo possa prevalere sul suo diretto avversario.

Vincitori ammirati ed osannati

Un’altra particolarità da non sottovalutare? I vincitori delle gare erano ammirati e immortalati. Si potrebbe dire che attualmente la situazione non sia cambiata. Il vincitore viene osannato e portato in trionfo e il vinto rimane sconfitto e quasi destinato in “trincea”. Vinto e vincente, due opposti che si attraggono. Ma poi chi è il vinto e chi il vincente? Chi gareggia meglio o chi conquista la vittoria? Chi è che deve essere venerato, il fuoriclasse o l’intera squadra? Quando si parla di vittoria si dice che non sia mai tempo di bilanci. Quelli verranno fatti solo in un secondo momento. Ed è uno dei motivi che ci lega indissolubilmente al passato. Le origini delle Olimpiadi sono profondamente radicate nella storia dell’uomo o di creature semi-terrene che incarano perfettamente gli ideali di un’intera civiltà.

Un altro scoop relativo a chi ha sancito il corso degli eventi? I greci utilizzavano le Olimpiadi come uno dei loro metodi per contare gli anni. Così veniva scandito lo svolgere del tempo e così accade anche ai giorni nostri. Le date fondamentali e storiche sono quelle che, in maniera univoca, legano il semplice tifoso alla concezione moderna che viene fornita riguardo il termine “trionfo”.

In realtà, la successione degli accadimenti nella storia va a sovrapporsi con quei periodi di crisi delle Olimpiadi stesse, in seguito al successo dell’edizione iniziale (1896). Quasi come avviene nella vita di ogni atleta, in cui a periodi di up si alternano periodi di down. Dunque, le Olimpiadi hanno da sempre scandito il corso delle nostre vite.

Il caso Schwazer

Sicuramente, con susseguirsi degli eventi, vi sarà capitato di ascoltare la più celebre tra le parole mai utilizzate dagli atleti: “We are the champions”, indubbiamente per chi vince, ma la maestosità delle Olimpiadi di Tokyo 2020 è un chiaro riferimento non solo a chi trionfa bensì a chi osserva l’avversario trionfare. Il forte temperamento dell’evento stesso va a idealizzare l’evidente contrasto che si manifesta nell’uomo. L’uomo e la gente di mondo, l’uomo che regna sul mondo attraverso una forza che percorre ogni reale appassionato. Poiché di forza si tratta. Anche quando ci si ferma a leggere attentamente coloro che partiranno in terra giapponese e, pur scrutando più volte con lo sguardo, non compare il nome dell’unico sportivo che avrebbe più di tutti meritato di parteciparvi: Alex Schwazer, costretto a dire addio alle Olimpiadi dato il no del tribunale federale svizzero.

Lo sport è passione e fatica, ma di mezzo vi è una linea sottilissima chiamata Fortuna. Nonostante il tribunale di Bolzano abbia stabilito che Schwazer non fece uso di doping, i giudici di Losanna hanno fatto prevalere i pareri di Wada e Tas, totalmente contrari a un suo rientro alle competizioni. La giudice presidente del tribunale federale svizzero, Christina Kiss, afferma nelle sue considerazioni la decisione del Tribunale arbitrale di respingere la domanda apportata. Dunque, la proposta venne accolta, in quanto è lo stesso ente ad aver stabilito che “l’istanza di conferimento dell’effetto sospensivo e di adozione di altre misure cautelari nella domanda di revisione è respinta”. Non è bastata la petizione online lanciata da milioni di sostenitori per portare Alex Schwazer alle Olimpiadi.

Sempre in terra asiatica lo stesso svizzero aveva vinto la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Pechino 2008. In Cina ha iniziato, in Giappone avrebbe dovuto chiudere un cerchio. Diciamo che più che un cerchio quello del medaglista sembra essere una vera e propria linea retta, senza mai arrivare ad una conclusione. Tuttavia, non resta che tifare per chi invece c’è e anche meritatamente.

Orgoglio calabrese

Simone Alessio
Fonte: profilo ufficiale del CONI

E’ tutto vero. Simone Alessio parteciperà alle prossime Olimpiadi. Queste le sue parole colme di emozione: “Essermi qualificato alle Olimpiadi è un’emozione che ancora non ho ben definito, sono contento soprattutto per aver colto i frutti di un anno e mezzo intenso e per i sacrifici che abbiamo fatto per arrivare fin qui”. Il ragazzo nato a Livorno ma cresciuto a Sellia Marina ha conquistato la qualificazione nella categoria 80 kg al torneo continentale, dopo aver battuto e superato Dodevski per 10-9 e poi il belga Corten per 3-0 al golden round. Tutta la gioia rimbalza clamorosamente sul profilo della Federazione Italiana Taekwondo che, sul proprio profilo Twitter, scrive così: “Tutto vero!!!”, andando a confermare l’incredulità del ragazzo campione del mondo nel maggio 2019.

 “Alessio il magnifico” era questo il rituale presente sulle principali testate giornalistiche in quel momento. Ad oggi lo possiamo ammettere anche noi. Orgoglio calabrese e azzurro, a tenere alta quella bandiera che svolazzerà miracolosamente su Tokyo. Dunque, la bandiera calabrese tornerà a sventolare alle Olimpiadi di Tokyo 2021, nonostante una prima scatenata polemica su quella che sarebbe stata una possibile decisione del CIO, facendo partecipare gli atleti calabresi senza bandiera e come sportivi indipendenti.

Tuttavia, la Calabria ci sarà e la presenza della città di Crotone sarà presente, per mezzo della Squadra Assoluta Nazionale della classe Laser Radial, in accordo con la Federazione Italiana Vela. Si può affermare che la conciliazione avvenuta tra il Club Velico Crotone e la Federazione abbia raggiunto ottimi risultati, sperando di riconfermare quanto accaduto nel 2012 con l’acquisizione della prima medaglia regionale (medaglia di bronzo), ad opera di Rosalba Forciniti nella specialità del judo. Senza dimenticare Giovanni Tocci e Lorenzo Marsaglia, che hanno ottenuto il pass sia per la gara sincro sia per quelle individuali nella specialità dei tuffi. Loro stanno per immergerci, noi siamo già in acqua a fare il tifo per loro…

Divina

Fonte: Radici

Simbolo ormai indiscusso della bandiera italiana, la Divina. All’anagrafe 32 anni, con l’esperienza di una persona con qualche anno in più e la gioia di una bambina con qualche anno in meno. Federica Pellegrini è molto di più di una semplice nuotatrice. Federica è la storia dello sport italiano. Federica è Atene 2004 (sempre per richiamare la terra degli dei), Pechino 2008, Roma 2009, Rio 2016, Budapest 2017 e Gwangju 2019 ma anche Londra 2012.

La Pellegrini ha scandito meticolosamente le tappe della nostra esistenza e della nostra infanzia. Avrebbe potuto partecipare all’evento con una sorta di “wild card” perché se ti chiami Federica Pellegrini non puoi pensare di non esserci, invece no; il suo modo di vedere lo sport come la consacrazione del merito, porta la nuotatrice bergamasca a vincere la gara dei 200 stile libero con il tempo di 1’56’’69 agli Assoluti di Nuoto di Riccione. Regina o Divina non fa differenza se di nome fai Federica Pellegrini e di professione la Leggenda.

Novità

Laurel Hubbard

Laurel Hubbard sarà la prima atleta transgender ai Giochi di Tokyo. Si, avete sentito bene. L’atleta neozelandese 43enne fino al 2012 era un uomo e si chiamava Gavin. Nulla di cui meravigliarsi, se non che attualmente sia tra le atlete più accreditate a conquistarsi una medaglia nel sollevamento pesi. Senza far passare in secondo piano i veleni delle avversarie, perché resta pur sempre vero che la solidarietà femminile non sia mai stato il punto forte della nostra società. Dunque, si tratta di un evento storico di grande portata. Si è dichiarata pronta alla sfida, sa di aver suscitato molto scalpore ed è anche a conoscenza delle regole, fissate dal CIO (Comitato Internazionale Olimpico) riguardo gli atleti in “transizione di genere” che, possono competere nella categoria femminile solo se il testosterone sia mantenuto al di sotto di un parametro già fissato (10 nanomoli per litro).

La sede

Fonte: Ansa

Mai sottovalutare il luogo in cui si disputeranno le gare. Perché Tokyo? Per ragioni economiche, ovviamente. Si parla di ragioni di continuità e di marketing, nonostante la presenza della dicitura “Tokyo 2020” possa essere abbastanza discutibile. Molto discutibile, a tal punto che tra aprile e maggio 2020 furono diverse le preoccupazioni legate alle conseguenze apportate dalla pandemia in corso. Dati alla mano, le preoccupazioni mai sono state placate definitivamente, visti anche gli ultimi sconcertanti casi di coronavirus registrati all’interno del Villaggio Olimpico di Tokyo. Tra le molte positività accertate, oltre ad alcune identità africane della squadra U23 (Thabiso Monyane e Kamohelo Mahlatsi), spicca l’allenatore di rugby del Sudafrica stesso, Neil Powell.

Assenti di lusso

Due su tutti? Matteo Berrettini e Francesco Molinari. Ebbene sì. La sfortuna si abbatte anche nella dimora degli dei. Il tennista romano, che tanto ha stupito nella “notte magica” targata Italia in quel di Londra, conquistando la finale di Wimbledon, poi sconfitto dal numero #1 al mondo Nole Djokovic, è costretto a fermarsi a causo di un grave problema muscolare alla coscia sinistra. Queste le sue parole sui social: “Sono devastato dall’idea di non poter giocare le Olimpiadi. Faccio un grosso in bocca al lupo a tutti gli atleti italiani”.

Anche Francesco Molinari, primo a essere ammesso a un Major del golf, deve rinunciare per la seconda volta al torneo in questione. I più appassionati ricorderanno come il campione di golf avesse già mancato i Giochi di Rio 2016 data l’inquietudine per la puntura della zanzara Zika. Non si parla di animali in tal caso, ma di un problema alla schiena. Il suo messaggio social, esplicitato con chiari riferimenti a quanto accaduto:” Ho un problema alla schiena che mi impedisce di rappresentare il mio Paese nella più importante manifestazione sportiva al mondo. Farò il tifo per gli atleti italiani”.

L’aspetto maggiormente significativo va a coincidere con la mancata partecipazione di campioni provenienti dai più alti gradini dello sport: Roger Federer, Rafa Nadal o Serena Williams. Tra i tanti assenti anche il promettente Jannik Sinner.

Spicca senza ombra di dubbio la mancanza della spinta proveniente da chi, vive del fuoco sacro dello sport: il pubblico. Mai un evento di tale calibro, nel corso della storia, venne disputato sprovvisto della “sua” gente. Addirittura, secondo un importante sondaggio, 4 giapponesi su 5 richiedono la cancellazione dei Giochi.

Insomma, tanti dubbi e pochi i punti fermi. Quel che è certo è che il 23 luglio avrà luogo la cerimonia di apertura dei Giochi e che il numero di atleti azzurri costituirà un gruppo ben nutrito. Gregorio Paltrinieri, Simona Quadarella, Filippo Tortu e le campionesse del softball tra gli altri. Senza dimenticare, come nel caso del calcio, le “stelline” che brilleranno nel cielo di Tokyo; con la Spagna superfavorita, il Brasile e la Costa d’Avorio possibili outsider.

A fari spenti e senza particolari fonti di talento Argentina e Francia, alle quali farà seguito la Germania. Ma anche il numero degli atleti di altre nazioni sarà maggiore, dato l’inserimento di nuovi sport, quali arrampicata sportiva, karate, surf, skateboarding e baseball. Niente male. Tutto pronto. Che lo spettacolo abbia inizio e che abbia il solo obbiettivo di emozionare le persone, perché come recita una famosa frase di Michael Jordan:”Just play. Have fun. Enjoy the game”. “Gioca e basta. Divertiti. Goditi la partita”. Dovrebbe essere esattamente così.

Alisya Alcaro

Immagine di copertina: Fonte Sky Sport