La stagione 2020 di Formula 1, per voler utilizzare un eufemismo, è stata molto particolare. Nonostante le anomalie, però, sul gradino più alto del podio, a fine stagione, è salito nuovamente Lewis Hamilton. Per di più, si è laureato campione del mondo per la settima volta, uguagliando Michael Schumacher e sorpassandolo anche nella classifica delle vittorie, arrivando a quota 95.

 

La Ferrari: una stagione triste ed incolore

Per la Rossa di Maranello, ormai non è più un segreto, il 2020 è stato uno degli anni più tristi della sua storia. Per di più, nonostante sia riuscita nella gara di debutto in Austria ad ottenere un secondo posto con Charles Leclerc, già da allora si era capito che qualcosa non stava funzionando. Da lì in poi, la strada si è fatta sempre più in salita e, in alcune circostanze, sembrava difficile che riuscisse anche ad arrivare nella zona punti con entrambe le monoposto. Condizione, quest’ultima, che si è verificata per ben tre volte durante il corso della stagione. Un risultato che ha scosso gli animi di coloro che lavorano in Ferrari e che si spera possa portare i frutti nella stagione 2021.

 

La McLaren la vera rivelazione del campionato

Redbull e McLaren, nella stagione 2020, hanno dimostrato di aver fatto un bel passo avanti verso la lotta al titolo mondiale nel prossimo futuro. Nonostante ciò, la vera rivelazione del campionato è stata la scuderia britannica di Woking. Quest’ultima, grazie ad una monoposto ben settata, è riuscita ad arrivare in top-ten/five diverse volte con entrambi i piloti.

 

Hamilton: dominatore si, ma la macchina lo ha aiutato e non poco

Ad Hamilton, vittorioso in 11 delle 16 gare da lui disputate, non poteva che venire affibbiato l’appellativo di “dominatore”. Quest’ultimo termine, però, ha perso un po’ di forza nel momento in cui, per via del Covid-19, il pluricampione del mondo britannico ha dovuto lasciare, per una gara, il sedile della propria monoposto. In quella circostanza, al suo posto, ha gareggiato il giovane Russell. Il pilota dell’Academy Mercedes, prima guida del team Williams, se la scuderia non avesse commesso alcuni errori durante il pit-stop, avrebbe anche potuto vincere. Quest’ultima cosa, sebbene il talento giochi un ruolo importante, ha dimostrato che, probabilmente, è la Mercedes ad essere una macchina forte, al di là di chi la guidi. In tal senso, se Bottas non avesse avuto la presenza ingombrante di Hamilton, con buone probabilità, avrebbe tranquillamente in tasca un titolo mondiale.

 

Maurizio Ceravolo