Cleto Corposanto è Professore Ordinario di Sociologia alla UMG di Catanzaro, dove ha fondato e dirige il corso di laurea in Sociologia. Direttore scientifico della collana #sociologie, si occupa di metodologia e tecniche della ricerca sociale, di salute e malattia, di alimentazione e stili di vita. Ha diretto numerosissime ricerche in ambito sociale e sanitario anche in qualità di Direttore scientifico del CRISP, Centro di Ricerca dell’Università Magna Graecia e dell’Osservatorio sulla qualità della vita di AIC, Associazione Italiana Celiachia. Inoltre è coordinatore scientifico nazionale AIS, sezione Sociologia della salute e della medicina.

La redazione di DB Radio l’ha contattato per un’intervista nella quale affrontare temi come la pandemia dovuta al Coronavirus, le ultime fatiche letterarie del Professore e per parlare di una bella iniziativa nata da una sua idea quale il ‘Caffè Sociologico’

Professore Corposanto, innanzitutto grazie per la disponibilità. Ci parla di lei, della sua carriera e cosa l’ha spinta a divenire un sociologo ed un professore?

“Ho fatto sociologia da studente. Mi sono innamorato della possibilità di studiare le cose della vita delle persone. Mi hanno sempre interessato i comportamenti collettivi, le relazioni sociali. Ho avuto l’opportunità di cominciare e non ho più spesso. Questa è la ragione per la quale ho cominciato a fare il lavoro che desideravo sin da piccolo”.

Periodo molto difficile. È un anno che siamo falcidiati da questo Coronavirus. Le chiedo come se e come ne usciremo?

“È una domanda complicata perché ci sono risposte su più livelli. Da un punto di vista sanitario, quando il virus, come tutti quelli che hanno colpito l’umanità avrà finito il suo corso. In questa fase necessitiamo di grande protezione e attenzione. Non ho molta fiducia in un accorciamento dei tempi. Storicamente i virus durano 2-3 anni. Poi si autoeliminano. Non è il primo e non sarà l’ultimo. Noi con i nostri comportamenti collettivi, lo abbiamo aiutato nella sua fase espansione. Spero ne usciremo cambiati in quei comportamenti che hanno permesso il diffondersi. Ne usciremo diversi”.

Il concetto di malattia non si limita soltanto alla componente bio-medica (disease) e alla componente soggettiva (illness) ma considera anche la malattia intesa come riconoscimento sociale, ovvero sickness. Da questo punto di vista quale impatto ha il Coronavirus.

“Questa è l’esemplificazione perfetta sotto l’aspetto pratico per spiegare cosa è una malattia. Infondo, per gran parte di noi, se rimaniamo contagiati, l’evoluzione dal punto di vista biologico potrebbe non essere molto grave. In realtà non lo sappiamo perché non conosciamo bene il virus. La scienza non è in grado di dire chi, quando e perché si contagerà in maniera più o meno grave.

Quello che resta è la malattia di un sistema sanitario non costruito per fronteggiare grandi epidemie ma per dare risposte iperspecialistiche su piccoli gruppi. Invece, proprio in questa pandemia, dal punto di vista pratica è possibile trovare le semplificazioni dei modelli teorici. Una delle grandi eredità della malattia è proprio la carenza delle relazioni sociali. Gli aspetti sociali nella pandemia sono di gran lunga superiori agli effetti di natura biologica. Ci sono moltissimi morti giorni e tantissima gente in sofferenza perché non può lavorare, uscire, relazionarsi. Dovremo abituarci ad un altro metodo per stare insieme e relazionarci”.

Lei, recentemente ha pubblicato il libro dal titolo ‘In viaggio. Una vita da flâneur’, edito Rubbettino. Come nasce questa idea?

“L’idea nasce come contrapposizione a chi per una vita è sempre stato in viaggio ed ora da un anno e qualche mese è fermo. Io sono ritornato in Calabria da un lungo viaggio in giro per il mondo a metà dicembre del 2019 e da allora non mi sono più mosso. Per me è inusuale perché negli ultimi 50 anni della mia vita non ho fatto altro che viaggiare. Forse è una coincidenza fortuita. Un viaggio non è solo muoversi, comincia quando lo pensi e finisce quando lo racconti. Uno degli effetti di questa pandemia è stato riscoprire alcuni tempi morti che magari usavamo per spostamenti e adesso ci danno la possibilità di stare tranquilli.

Ci sono anche alcuni aspetti positivi dalla situazione di lockdown. Io uso questo tempo per scrivere e leggere. I libri sono divenuti due. Di recente è uscito quello che ritengo un seguito. Il titolo è ’42 appunti di sociologia visuale’, sempre edito Rubbettino e scritto con Umberto Pagano. Molte delle descrizioni che si trovano in ‘In viaggio’ si possono addirittura vedere perché abbiamo scelto di ragionare a partire da 42 foto che discutiamo, presentiamo con un occhio da sociologo. I due libri assieme sono il mio contributo al tema del viaggio, dell’incontro con altre culture, alle mescolanze che aiutano a crescere”.

Professore, la domanda nasce spontanea. Quando torneremo a viaggiare liberamente?

“Non lo so (sorride). Spero presto ma è una speranza vana la mia. Penso che dobbiamo abituarci ad un sistema di relazioni diverso. Prima di un paio di anni non succederà”.

Ha pensato a quale potrebbe essere la sua prossima meta quando si potrà viaggiare?

“Questa è una bella domanda. Diciamo che ho messo tra le cose da vedere il Laos. Quella zona dell’Asia la conosco abbastanza bene. Sono stato in posti diversi”.

Discutere insieme di argomenti sociologici senza rinunciare al piacere simbolico del caffè. Un intreccio di tradizione e cambiamenti raccontati da incontri su Google Meet. Da una sua idea è nata l’iniziativa del ‘Caffè sociologico’. Ce ne parla?

“Abbiamo ospitato sin qui sociologi non solo italiani ma anche stranieri. È una iniziativa che nasce come gioco. Abbiamo finito il corso online di Sociologia della Salute. Forse anche per la modalità del corso abbiamo discusso molto online e sperimentato attività didattiche differenti. Consigliavo libri e ne discutevamo online. Quando il corso è terminato, da parte di un gruppo di studenti, è giunta la richiesta di continuare. Abbiamo mantenuto lo stesso orario e siamo già arrivati ad oltre 10 appuntamenti. Sin qui abbiamo rispettato il lunedì canonico dalle 9 alle 10 con un ospite con cui affrontiamo temi che ci possono interessare di più.

La pandemia è stata una delle aree più battute. L’abbiamo rivoltata da tutti i punti di vista. Abbiamo avuto ottime interazioni e partecipano tante persone che discutono. Non è una cosa in cattedra che si ascolta ma si chiacchiera parlando di libri, letture, cinema. Lunedì prossimo parleremo di una cosa molto interessante legata ancora alla pandemia. Sappiamo che molta gente snobba questo tipo di problema, ovvero c’è chi non ha ancora deciso di vaccinarsi o chi non si vaccina e fa una professione socio-sanitaria ed è grave dal mio punto di vista. Capire come stiamo vivendo questo aspetto è molto interessante. Ho sentito alcune persone che paragonano Coronavirus ad una normale influenza”.

Un’ultima domanda Professore. Cosa consiglia a chi vuole seguire il suo stesso percorso professionale?

“Consiglio di essere curiosi, testardi e di leggere. È un mondo complicato e bisogna impegnarsi. Leggere, discutere ed essere tolleranti possono essere qualità che trasformano la passione in un lavoro per tutta la vita”.