“Io c’ho vent’anni perciò non ti stupire se dal niente faccio drammi”, recita una celebre frase dei Maneskin, tra l’altro freschi vincitori del Festival di Sanremo. Non stupirebbe se questa affermazione fosse riportata nella realtà che oggigiorno viviamo, una realtà per certi aspetti controversa e subdola causa pandemia mondiale da coronavirus.

Il futuro non fa ben sperare e certamente non è questo l’avvenire tanto agognato dai ragazzi che, stanno attraversando la fase più contraddittoria della propria vita, quello che viene da molti definito come “il passaggio dalla fase adolescenziale al divenire uomo”. Più volte gli esperti del settore hanno evidenziato come tale situazione possa incidere negativamente sulla psicologia dei ragazzi che non aspettano altro che scoprire la zona nella quale si troveranno catalogati nel fine settimana per poter “espropriare” territori altrui. Nel linguaggio odierno è semplice scoprire come si evolverà il weekend della nuova generazione. Se la zona di appartenenza è gialla, il pensiero sarà “tana libera tutti”; qualora fosse arancione,organizziamo a casa di qualcuno”; se la zona rossa tornasse a far compagnia i millennial: “Raga, sabato sera in videochiamata”.

E’ surreale il modo con cui viene affrontata la situazione nella quale siamo stati catapultati. Molto spesso si tende a giustificare il comportamento inadeguato di alcuni ragazzi della nuova realtà come il perfetto sfogo dopo un anno in gabbia e, certamente non è una osservazione del tutto sbagliata se si considera la mancata diminuzione delle ore prodotte in DaD e il resto del tempo impiegato il pomeriggio nel portare a termine la grande quantità di compiti assegnati per il giorno successivo e nel concludere la loro funzione di studenti. E’ ovvio che la distinzione tra chi fa un uso proprio di questo nuovo modo di fare scuola e chi “snobba” la maniera con cui viene analizzata tale grana possa essere decisamente importante. Ma questa è un’altra storia, mai approfondita da chi di dovere. Dunque, con la primavera alle porte e una routine vissuta “in loop”, così come molti direbbero oggi, può diventare complesso resistere alla tentazione di “evadere” per un’ora d’aria, almeno tra sabato e domenica. Oltretutto, è sempre più consueto sentire pronunciare la tipica esclamazione “la gente non ne può più!”; ed ecco che qui sorge spontaneo un quesito a cui la risposta non è poi così immediata: credete che adottando questo ‘modus operandi’ la situazione possa migliorare? Pensate che rifugiandosi in casa dal lunedì al venerdì e non badare alle conseguenze il sabato e la domenica possa essere la soluzione migliore?

Da non sottovalutare e di influenza spettrale sul flusso dei contagi è un altro aspetto principale: la presenza della mascherina indipendentemente dal fatto che il luogo sia aperto o al chiuso. Basta proseguire e contornare il perimetro dei luoghi di ritrovo della generazione 4.0, per comprendere l’afflusso di persone all’esterno dei locali che, nel tentativo di sorseggiare un cocktail o un drink tendono ad abbassare la barriera di protezione più famosa al mondo, dopo il muro di Berlino, la comune mascherina. Si percepisce davvero la necessità di non utilizzare quel che può essere indispensabile per la vita? A maggior ragione se si vuol garantire ai ristoratori di vedere uno spiraglio di luce dopo il buio tastato negli ultimi mesi. A proposito dei ristoratori…

Quando viene citata questa particolare classe di lavoratori in un primo momento si allude ai grandi disagi procurati dalla crisi del nostro tempo e ai pochi aiuti forniti in questi ultimi mesi. E’ questo il motivo che ci spinge ad affermare anche una mancata attenzione da parte di chi potrebbe non badare ad una giusta osservazione alle norme anti-covid, galvanizzati da un primo spiraglio di luce in fondo al tunnel. Il responso difronte a queste inadeguatezze riguarda la chiusura immediata delle aree della movida poiché considerate come il ritrovo di tantissimi giovani, che sostano fino all’alba del giorno successivo. Ecco, nel momento in cui viene esaltata la grande propositività della movida, sarebbe quasi obbligatorio ottimizzare il numero di controlli e di personale che abbia lo specifico compito di far rispettare le precauzioni stabilite, senza correre il rischio di creare assembramento.

Altro punto cardine: vi è tutta questa grande urgenza nel salutarsi con gesti chiaramente plateali quando avviene l’incontro con qualunque persona si intrecci lo sguardo? No, ma comunque lo si fa e si crea un altro pretesto per chiudere anticipatamente i luoghi in cui è possibile formare un assembramento. Si pensi a quella categoria di giovani con un’età compresa tra i 15 e i 25 anni liberi di poter mostrarsi al di fuori delle mura domestiche. E’ già trascorso un anno dal giorno in cui ci dissero che sarebbe durato tutto due settimane. Siamo stati sciocchi e incoscienti a favorire l’innalzamento della curva dei contagi soprattutto quando non abbiamo avvistato in lontananza (non così tanta) il pericolo invisibile, sempre pronto ad attaccarci al primo errore commesso. E di errori ne sono stati commessi tanti nell’ultimo periodo. Credete che sia stato corretto il comportamento assunto durante la stagione estiva dal personale delle comuni discoteche e ancor di più da chi le ha frequentate? A chi pensava o, tende a trovare una giustificazione credendo che l’incubo fosse scomparso, è utile ricordare che non era ancora presente neanche un piano organizzativo sulla riapertura dei locali e tantomeno sulle disposizioni della clientela. 

Pura casualità? No, perché gran parte degli errori commessi precedentemente si sono riversati nell’attualità dei giorni nostri. Il presente dà un chiaro segnale: non ci si può più permettere di sbagliare. Bisogna ripartire, è vero. Come? Con un senso di responsabilità maggiore rispetto a quello lasciatosi alle spalle in quest’ultimo periodo. La chiave è quella introdotta in prima battuta e certamente quelle ripresa dalla celebre canzone dei Maneskin: “Ma c’ho solo vent’anni e già chiedo perdono per gli sbagli che ho commesso”. Tanti? Pochi? Ai posteri l’ardua sentenza.

 

Alisya Alcaro