Sulle rive del Lago di Resia, in Trentino Alto Adige, si sono svolte le riprese dell’horror italiano diretto da Fabio Mollo: Curon. Presente nel catalogo Netflix dal 10 giugno 2020, la serie tv teen racconta di un oscuro e paranormale segreto che ruota intorno al campanile di Curon Venosta, una località turistica in provincia di Bolzano.

Alessia Papaluca e Federica Falbo hanno intervistato, in “Pausa Caffè”, l’impegnatissimo Fabio Mollo rubandolo durante una pausa dal set del suo nuovo progetto.

« Curon mescola i generi ed i toni» ha spiegato Mollo, chiarendo che si tratti di un progetto di formazione che non si prende neanche troppo sul serio.

Ma quando è nata l’idea della serie tv?

«Circa un anno e mezzo fa, durante un viaggio, gli sceneggiatori si sono fatti suggestionare dai luoghi e hanno iniziato a sviluppare con Netflix il progetto. Abbiamo iniziato le riprese a settembre 2019 e terminato a dicembre, pronti per presentarvelo per il 10 giugno»

Il racconto di Fabio Mollo non si esaurisce con cenni alla trama, ma parla anche di quelle giornate d’inverno in cui, si dice, sia ancora possibile sentire suonare le campane, seppure siano state rimosse nel 1950.

«L’ispirazione nasce dalla dualità dei due paesi, quello antico sotto la superficie e quello nuovo. Lo stesso campanile, emerge e si riflette sulla superficie del lago»

Gli elementi tecnici presenti nelle varie puntate a favore della «lotta che ognuno di noi porta avanti con sé stesso» Mollo racconta della lotta costante che «spesso coincide con la parte selvaggia». Ed ha continuato, citando la co-regista Lydia Patitucci: «io e Lydia ci siamo lasciati ispirare dalla natura intorno curon, l’uomo è nettamente inferiore rispetto all’incidenza naturale. Ci sono luoghi e mondi in cui la natura ha la priorità sull’attività umana, ricordo che quando abbiamo visitato i luoghi a marzo 2019 siamo stati sommersi dalla neve e questa situazione estrema ci ha convinto che il vero protagonista è il paesaggio»

La location: tra realtà e piccolo schermo

« Curon vera è una valle molto assolata e abbiamo dovuto lavorare molto sull’atmosfera»

Mollo ha raccontato di aver scelto di esaltare il più possibile i colori naturali del luogo, seppur mantenendo il concetto del doppio: «abbiamo scelto una palette di colori e se ci fate caso, ci sono sempre due luci, una calda e una fredda, creando un’atmosfera che rispecchiasse la dualità».

A proposito delle riprese, le ragazze hanno chiesto quale fosse il ricordo più significativo e la risposta di Fabio Mollo è stata immediata: «Curon è il risultato del lavoro e della passione di tutta la troupe e vedere il riflesso della mia stessa passione anche negli altri» 

Cosa porti della tua terra nei tuoi film?

«I miei primi due film sono interamente girati e ambientati in Calabria, narrativamente e visivamente i colori ed i luoghi calabresi li porto sempre con me. Sono nato e cresciuto a Reggio Calabria ed il legame molto forte con la mia terra rimane».

Nonostante la formazione e la carriera l’abbia portato sempre più lontano dalla sua terra natìa, Mollo rimane affezionato e attivo sul territorio: «ho riaperto un cinema in un paese della piana di Gioia Tauro, ho partecipato a tanti progetti a titolo gratuito, per restituire il più possibile alla mia terra».