La musica ha un significato diverso per ognuno di noi. C’è chi la usa per ricordare, chi per dimenticare, chi per darsi la carica e chi invece la usa semplicemente per staccare un po’ la spina e divertirsi. Questa libertà insita nella musica è ciò che la rende unica, uno strumento per dare spazio alle nostre emozioni, belle o brutte che siano.

Frah Quintale, pseudonimo di Francesco Servidei, è uno di quegli artisti che riesce a suscitare negli ascoltatori quel vortice di emozioni sopracitato, e lo fa andando a toccare le nostre corde più sensibili. È vero, argomenti come l’amore, le cotte estive, le rotture e le amicizie potrebbero sembrare scontate a primo acchito, eppure l’artista bresciano è riuscito a proporli con freschezza, accompagnandoli ad un sound moderno per il genere, ma allo stesso tempo nostalgico. Il suo ultimo progetto musicale “Banzai” prevede due album: il primo, il lato blu, pubblicato alledella scorsa estate; il secondo, con il colore del lato ancora da scoprire, verrà pubblicato in futuro.

Il lato blu conta dieci tracce e sono tutte godibili, i richiami agli anni ’80 sono palesi, non tanto nella composizione del testo, che si ispira alle classiche canzoni italiane, quanto nel sound che si rifà molto al mondo synthwave-retrowave che già Ghali (leggi la recensione dell’album DNA) e altri artisti della scena italiana avevano proposto nelle ultime uscite.

A proposito di influenze musicali, stavolta Frah si è lasciato prepotentemente ispirare dalla musicalità di The Weeknd. In particolar modo nella terza traccia, Lambada, sono chiari i rimandi allo stile dell’artista canadese apprezzato in tutto il mondo, a tal punto da farmi sognare un ipotetico featuring internazionale tra Frah Quintale e The Weeknd, idea che fino a qualche anno fa sarebbe risultata utopistica ma che ormai è stata ampiamente sdoganata, soprattutto nel mondo del rap, come ha dimostrato Sfera Ebbasta.

Le canzoni scorrono velocemente, fresche come una ventata d’aria estiva, infatti i testi ed il sound sembrano fatti appositamente per essere ascoltati d’estate, non a caso è stato rilasciato il 28 Giugno. Le tematiche non sono affatto cambiate, in questo caso Frah gioca in casa e non fa fatica a raccontare le sue esperienze d’amore condite da qualche sbronza di troppo mentre il tutto viene accompagnato da un mix di elettronica e chillwave.

Paragonato a Regardez Moi, il suo album precedente, l’umore trasmesso dall’artista è totalmente diverso, molto più felice e spensierato. Ciò non toglie che nella seconda parte del progetto Frah abbia potuto mettere in mostra la sua versione più intima e profonda. Per quanto tutte le tracce siano apprezzabili, due in particolare meritano di essere ascoltate: “Due ali” e “Allucinazioni”.

Traccia 5. Frah Quintale – Due Ali

Due Ali non è solo la tipica canzone da dedicare alla propria amata, ma il racconto di un’estate vissuta a metà. Pubblicare una hit estiva in un momento di emergenza come questo è sinonimo di coraggio, ma a Frah non è di certo mancato.

“Cosa ne so se dietro a quei due occhi da bambina, c’è il Diavolo in persona, oppure no?

Cosa ne so se dietro a quel sorriso hai le parole per farmi male o guarirmi il cuore?”

Il testo si sviluppa attorno ad una storia d’amore probabilmente vissuta dall’artista in prima persona, il quale si interroga sul proprio futuro: sarà accompagnato dalla sua amata che lo farà volare, oppure dovrà affrontarlo da solo?

Il ritornello è in grado di teletrasportarci direttamente su una Cabriolet con lo sfondo sul mare e fa strano vedere le visualizzazioni del video al di sotto del milione. Leggendo il ritornello, l’artista ha forse usato una metafora per spiegare il suo viaggio, che potrebbe essere causato da un amore, o dalla marijuana, o da entrambe le cose. A propositò di curiosità sulla composizione del testo: Frah Quintale si è ispirato al “Tell me please, tell me please, tell me please” usato dai Phoenix in “If I Ever Feel Better” nel passaggio “Come fai, come fai, come fai…”, ulteriore prova del tocco nostalgico che contraddistingue questo album.

Traccia 9. Frah Quintale feat. IRBIS 37 – Allucinazioni

La vera perla dell’album. È l’unica traccia che vede Frah Quintale collaborare con altri artisti, il collettivo milanese IRBIS 37. La voce di Martino Consigli a tratti ruba la scena a Frah, interpreta benissimo il mood della canzone e ci rende partecipi del suo viaggio mentale e dei suoi pensieri.

“Non hai più voglia di essere la cura mia, non posso vivere tutta la vita nella stessa via…”

In questo caso Martino esprime la delusione di chi si è reso conto che la persona su cui contava non è più disposta a stargli accanto, e si sfoga con una frase apparentemente scontata ma carica di significato. Quante volte abbiamo sognato di girare il mondo, di esprimere le nostre potenzialità in altri contesti sociali, non più di provincia ma internazionali, e questo bisogno di fuggire è espresso benissimo da Martino: “Non posso vivere tutta la vita nella stessa via”. E il fatto che questa traccia sia una delle più sottovalutate rende il tutto ancora più indie.

Frah Quintale si limita a continuare il grande viaggio iniziato nella prima strofa, e lo fa aggiungendo come sempre una sfumatura d’amore che è presente in tutti i testi di questo album.

Queste sono le tracce che più mi hanno colpito, ma vi invito ad ascoltarle tutte. Insieme compongono un’opera musicale fresca ed alla portata di tutti, godibile sia con gli amici che da soli in camera. In un periodo storico che ci limita al chiuso delle nostre case, il lato blu di Banzai è in grado di farci volare lontano, almeno per un po’.

Articolo di Emanuele Panza