Con la perdita di 945mila posti di lavoro in pochi mesi, in Italia il tasso di disoccupazione si assesta su un preoccupante 10,2%. La Calabria tra le regioni europee con i dati peggiori. Buffo festeggiare la Festa dei Lavoratori in un Paese nel quale il lavoro non c’è.

“Nel 1866, fu approvata a Chicago, in Illinois, la prima legge delle otto ore lavorative giornaliere, legge che entrò in vigore soltanto l’anno dopo, il 1º maggio 1867, giorno nel quale fu organizzata un’importante manifestazione, con almeno diecimila partecipanti”. Ecco spiegato il perché della Festa dei Lavoratori. Questa è la nozione frammentata che, mnemonicamente, ripete ognuno di noi “a pappardella” dopo aver letto sul web, senza grosse consapevolezze. Un po’ come l’8 marzo, nel giorno della Festa delle Donne, quando si festeggia senza interrogarsi sui reali valori e sul senso della ricorrenza. Lungi da noi il cadere in retorica e demagogia, frasi fatte, sparare nel mucchio, ma è pur vero che uno degli interrogativi posti in quella che è la festa laica per eccellenza, è “ma portiamo birre o vino?” nel pianificare dettagliatamente la gita fuori porta, a meno che non si decida di seguire il concertone della Capitale. Non per tutti, sia chiaro, ma il senso di una festa, di un evento, è via via caduto derubricato nelle nostre consuetudini, con file alle stazioni di servizio e calca fuori i supermercati. In soldoni, si festeggia, ma non si sa precisamente “cosa”.

A rincarare il senso di disorientamento, il fatto che questa giornata di festa sia assorbita del weekend (connotazione atipica di questo 2021, che convoglierà praticamente tutti i festivi dell’anno nei finesettimana), per cui, questa giornata passerà, quasi quasi, come un sabato di primavera qualsiasi. Circa 50milioni di italiani, sono pronti al primo weekend di festa “libero” o comunque con misure restrittive più tenui, da zona gialla. Una giornata che fungerà da esame di sbarramento sia per l’incidenza dei contagi che per il turismo, la ristorazione, i cinema, i musei e tutte le attività riaperte in buona parte del Paese, da appena una settimana. In alcuni punti, tuttavia, diverse le Regioni e i Comuni che piuttosto hanno inasprito i divieti, pensando a restrizioni mirate onde evitare assembramenti. Ma funzionerà?

Proprio quest’anno, secondo Primo Maggio col covid fedele compagno, fermarsi a riflettere è d’obbligo. O meglio, è paradossale: è buffo festeggiare la Festa dei Lavoratori in un Paese nel quale il lavoro non c’è. Come se in Niger o in Ciad celebrassero “la festa dell’acqua” oppure Eritrea e Corea del Nord dedicassero una giornata a festeggiare “la libertà d’informazione”.
A svegliarci dal torpore, a destarci dalla distrazione, ci pensano i numeri. In Italia, la crisi economica accentuata dall’emergenza sanitaria ha causato, in pochi mesi, la perdita di 945mila posti di lavoro e ciò scrive un preoccupante 10,2% alla voce “tasso di disoccupazione”, in un contesto – quello italiano – già disastrato di per sé. A febbraio l’occupazione è tornata a stabilizzarsi, interrompendo il trend negativo che, tra settembre 2020 e gennaio 2021, ha portato alla perdita di oltre di 410mila occupati. In Calabria la situazione non può che essere catastrofica: 52,7% che, insieme a Campania (53,6%) e Sicilia (53,6%) fa della nostra terra una delle tre regioni europee con il più alto tasso di disoccupazione giovanile fra i 15 e i 24 anni, con la media europea che si assesta al 6,9%. Numeri che suggeriscono, semmai, di cerchiare questa data di rosso sul calendario come festa “dei non lavoratori”.

Intanto, nella mattinata odierna, non mancano le proteste volte a sensibilizzare il governo centrale a quello che è il dramma provato sulla pelle della gente, in ogni dove: la CGIL Area Vasta Catanzaro – Crotone – Vibo ad esempio, proprio per ribadire il valore della centralità del lavoro è in piazza in questo momento, nel Capoluogo, “per ricostruire su basi nuove il nostro Paese ed affrontare con equità e solidarietà le gravi conseguenze economiche e sociali della pandemia”. Teatro della manifestazione, Piazza Matteotti. Perché evidentemente nello spirito di gran parte dei calabresi e dei giovani in particolare, non alberga la voglia di perdersi in festeggiamenti. Il miglior premio sarebbe una busta paga sicura, puntuale, poiché si uscirà dalla crisi solo creando nuova occupazione. La pandemia ha aggravato le disuguaglianze, alimentando le tensioni sociali, scavando un solco tra classi. Perché lavoro è l’unica salvezza, ma diventa condanna nel momento in cui il suo scopo unico è evitare di rimuginare sul senso della vita, adesso.