La scena rap italiana è ufficialmente entrata in fase 2. Mentre gli ultimi due mesi sono stati protagonisti di uscite poco esaltanti e tutti gli artisti si sono visti cancellare o rinviare a data da destinarsi i vari eventi live, concerti ed instore, il mese di maggio rappresenta il nuovo punto di partenza del rap.

In pochi giorni si sono susseguite tantissime novità: FSK, il trio Made in Potenza, ha chiuso una trilogia composta da tre tracce inedite; Dani Faiv ha rilasciato parte del suo nuovo album “Scusate se esistiamo”, Ghali ha annunciato la parte che completerà il suo ultimo album, “DNA+”; e inaspettatamente la Dark Polo Gang, trio romano formato da Tony Effe, Pyrex e Wayne Santana, ha rilasciato il nuovo mixtape “Dark Boys Club”.

Quest’ultimo, appena annunciato, ha scatenato una vera e propria ‘guerra di hype’ sui social. Il trio ha presentato il tape con lo slogan “2020, nuovo 2016”, aprendo le porte a un impensabile ritorno, in seguito smentito, di Side Baby, ex membro della DPG, facendo sognare i fan che chiedevano da tempo a gran voce un ritorno al sound adottato dal gruppo proprio nel 2016, anno considerato come l’età d’oro della trap in Italia. Il nuovo tape ha 10 tracce inedite e conta ben dodici collaborazioni: Tedua, Lazza, Salmo, Ketama126, Capo Plaza, Samurai Jay, Boro Boro, MamboLosco, DrefGold, ANNA, Traffik, OniOne.

Per quanto riguarda le produzioni, il gruppo capitolino si è affidato ai soliti artisti di fiducia e a qualche new entry: Sick Luke, Youngotti, Charlie Charles, Chris Nolan, Kermit e Ketama126.

Ma il 2020 è davvero il nuovo 2016?

Purtroppo, la risposta è no. Questo perché, ancor prima del sound, delle produzioni e dei testi, è la scena rap stessa ad essere cambiata irreversibilmente. Quattro anni fa il pubblico si avvicinava ad un genere quasi sconosciuto, la DPG era la novità assoluta.

Ciò che indossavano diventava la moda, ciò che dicevano diventava subito virale, erano indipendenti e spesso anche odiati. Le loro controversie sono state punti di forza, sdoganando gran parte dei canoni dell’hip-hop, in grado di creare un mondo attorno alla loro musica, dando spazio all’abbigliamento e ad un vero e proprio modo di essere, condivisibile o meno.

Adesso il mondo del rap si è evoluto, la trap non è più di nicchia ma un prodotto frutto del lavoro delle più importanti etichette discografiche italiane oltre che internazionali, il pubblico è sempre più esigente e alla ricerca di un sound mai sentito prima, molto difficile da trovare considerando la mole di album e mixtapetrap rilasciati negli ultimi quattro anni, molti dei quali una copia dell’altro. Non a caso il trio più in voga al momento è FSK, meritevoli di aver rinfrescato la scena andando ad attingere direttamente dal mondo della techno, del metal e persino dell’indie.

‘Dark Boys Club’ è un tape complessivamente discreto, piacevole da sentire se si è un amante del genere, da evitare se si è alla ricerca di qualcosa di impegnato. Le dieci tracce scorrono velocemente, i featuring sono amalgamati in maniera armoniosa con il trio, eccezion fatta per i due componenti della Machete, Lazza e Salmo, apparsi fuori contesto rispetto al mood del progetto.

Paradossalmente, artisti meno tecnici come Drefgold, MamboLosco e Capo Plaza hanno ben figurato grazie alla loro ‘trapattitude’. Tedua, invece, ha rilasciato una strofa di alto livello, con una citazione al featuring con la stessa DPG nella canzone Età d’oro, del mixtape The Dark Album rilasciato nel 2016. Tra le produzioni hanno brillato particolarmente Youngotti eSick Luke con delle sonorità più cattive rispetto alle ultime uscite del trio. Non al meglio Charlie Charles, in attesa dei suoi nuovi lavori per il futuro album di Sfera Ebbasta.

Rispetto ai precedenti lavori della DPG, il budget impiegato è minore e la qualità ne ha risentito sensibilmente. Non esiste una vera e propria hit, i testi sono intrisi di clichètrap riferiti al mondo della strada, alla droga e alla scalata personale che non rappresentano più una novità da tempo.

A far rumore sono stati soprattutto i social, letteralmente esplosi con speculazioni riguardanti una possibile comparsa di Side Baby, purtroppo non avvenuta, e scatenando un confronto tra DPG e FSK. I fan più accaniti vedevano in ‘Dark Boys Club’ la risposta al successo del trio potentino, ma non ha fatto altro che intensificare ancor di più le differenze tra i due gruppi, spesso paragonati ma estremamente diversi l’uno dell’altro. Nell’insieme, il nuovo mixtape è un progetto di passaggio, un’idea coraggiosa ma che difficilmente lascerà il segno nella storia del rap italiano.

Di seguito, una breve analisi delle tre tracce più interessanti del mixtape ‘Dark Boys Club’:

1: DARK (prod. Youngotti&Sick Luke)

Questa è la traccia più vicina al 2016. I due produttori si sono ispirati fortemente al sound delle vecchie canzoni che hanno reso famoso il trio romano. Le strofe scorrono in sintonia con la base, dando vita ad un pezzo carico di energia, perfetto per aprire il mixtape.

 

2: SAVAGE (prod. Sick Luke & Chris Nolan)

La strofe di Pyrex e Tedua sono le migliori dell’intero mixtape, cariche di riferimenti al loro passato, alla difficoltà di gestire la fama, e alle amicizie mantenute con difficoltà nel corso degli anni. Piacevole l’autotune utilizzato da Wayne Santana nel ritornello, il quale si sposa bene con la melodia pensata da Sick Luke e Chris Nolan, forse ispirata alla produzione di ‘Pesi sul collo’, una delle hit della DPG.

 

3: AMIRI BOYS (prod. Sick Luke)

Assieme a 4L, è la canzone da club per eccellenza. Tony Effe interpreta bene la produzione di Sick Luke, completata da Capo Plaza che ritorna a collaborare con la DPG dopo più di un anno dalla traccia ‘Gang Shit’.

Emanuele Panza