Torna Fuori Confine per il consueto appuntamento del venerdì sera. Una settimana particolare quest’ultima, piena di polemiche soprattutto in Spagna.

La Federcalcio iberica infatti ha comunicato che se non dovesse concludersi la Liga, allora per la qualificazione a Champions ed Europa League bisognerebbe considerare la classifica attuale. Una scelta forte, di sano realismo, che ovviamente non può soddisfare chiunque.

Cosa sarà dell’Atletico Madrid, attualmente al sesto posto? Come reagirà il Getafe, a pari punti con la quarta ma dietro in classifica solo per via dei gol segnati?

Per parlarne è intervenuto da Barcellona Alain Valnegri, giornalista di Movistar e Revista Panenka. «Non credo che sia una scelta giusta quella della Federazione. Significherebbe passare l’estate nei tribunali. Alcuni quotidiani spagnoli hanno paventato la possibilità di concludere il campionato da settembre a novembre e iniziare la nuova stagione a partire da dicembre, in modo da accordare il calendario al mondiale 2022 in Qatar (che dovrebbe disputarsi in inverno ndr)».

Come detto, qualora si realizzasse la prospettiva della Federazione, la squadra più colpita sarebbe senza dubbio l’Atletico Madrid, già da qualche anno preda di una crisi identitaria in cui Simeone finisce sempre per rinnegare il mercato e affidarsi ai suoi senatori. «L’Atletico vive un periodo di transizione. C’era l’idea di cambiare modello di gioco, di essere protagonisti nella metà campo avversaria, di dominare le partite con la tecnica e il pallone. Un esempio chiaro sono i nuovi terzini. Non sta andando tutto secondo i piani perché si fatica a segnare, tuttavia era un rischio da correre. Star fuori dalla Champions significherebbe vendere, ma comunque non è una novità per la società di Madrid, che ha sempre saputo reinventarsi. I nomi più caldi sono Saul e Thomas, due centrocampisti box to box con tanto mercato in Inghilterra».

Ma il focus della puntata non si limita all’Europa. Settimana scorsa, col contributo di Vitali Kutuzov, Fuori Confine aveva provato a fare il punto sul campionato bielorusso, uno dei pochi ancora esenti dal lockdown.

Non il solo comunque: tra gli altri, anche quelli del Burundi e del Nicaragua. Interviene per approfondire Alex Čizmić, giornalista freelance esperto di calcio africano che collabora con Avvenire, New Frame News, L’Ultimo Uomo e Guardian. «Il Burundi è l’eccezione che conferma la regola in Africa. Già a febbraio l’Unione Africana, equivalente dell’Unione Europea, aveva creato una task force per combattere l’arrivo della pandemia nel continente, memori dell’esperienza con l’epidemia di ebola. Tuttavia il Burundi ha per presidente una figura eccentrica ed accentratrice come Nkurunziza che ha voluto giocare il ruolo del bastian contrario facendo leva sul ristretto numero di casi (per ora cinque ufficialmente)». Alcune testate avevano riportato la notizia dello stop al calcio in Burundi, ma in realtà non è così: «Semplicemente l’ultima giornata è stata posticipata per le elezioni presidenziali, il campionato non si fermerà».

Situazione simile a quella del Nicaragua, altra repubblica fittizia in cui il governo centrale non ha ritenuto opportuno fermare lo sport. Una situazione ancora più singolare quella del piccolo stato centroamericano: delle dieci squadre del campionato di calcio, ben nove appartengono ad apparati statali. Tra queste il Managuas di Pablo Gallego, attaccante spagnolo e vice capocannoniere del torneo che Alex Čizmić ha intervistato per Avvenire: «Secondo lui c’erano le basi per proseguire analizzando il contesto nazionale. Il problema è che con alcuni stati bisogna fare attenzione ai dati ufficiali forniti dai governi. Ci sono stati anche ricatti nei confronti di giocatori che non volevano scendere in campo. Il paraguayano Insaurralde ha rescisso il suo contratto proprio perché la squadra pretendeva che lui continuasse a giocare. Vista la forte ingerenza dello stato nella proprietà delle squadre è stato facile scegliere di proseguire». L’unica società libera dai lacci delle entità governative, il Diriangen, avrebbe voluto evitare di continuare il torneo.

Infine, spazio al calcio femminile col contributo di Elisabetta Cardamone. In Italia molte squadre, anche quelle legate alle società del calcio maschile, rischiano di estinguersi a causa dei danni economici causati dal coronavirus. In Spagna l’Atletico Madrid ha avuto problemi coi contratti delle giocatrici. Il Barcellona invece ha imposto una riduzione del 70% degli stipendi. Una situazione ancora più grave, viste le cifre più basse degli introiti del calcio femminile rispetto a quelle del calcio maschile.

di Emanuele Mongiardo